Il libro SCARPONE DELLA PACE di Claudia Contin Arlecchino
presentato a Versa, Romans d’Isonzo, dove soggiornò Giuseppe Ungaretti
RELATORI
Claudia Contin Arlecchino, letture e performance d’attrice/autrice
Luca Fantinutti, musiche e proiezioni
introduzione a cura di don Matteo Marega
DATA
Mercoledì 3 Giugno 2026
ore 20:00
DOVE
Cortile di Casa Bassano
Piazza degli Eroi 1, Romans d’Isonzo (GO), Italia
INFORMAZIONI :
CENTRO STUDI SENATORE ANTONIO RIZZATTI
Via del Seminario 7 – 34170 Gorizia GO
+39 328 6630311
info@nuovainiziativaisontina.it
Segreteria: ivan.bianchi@ilgoriziano.it
Referente: Vanni Teresin (+39 333 2479234)
INIZIATIVA:
Nell’ambito del progetto “Ungaretti, ritorno sul Carso: solo in mezzo a uomini soli”, per il il ciclo di incontri “Storytelling d’autore” a cura del Centro Studi Rizzatti
COSTI:
Ingresso Libero
DESCRIZIONE:
SCARPONE DELLA PACE – Equilibrismi dell’anima
Presentazione del libro con performance dell’autrice-attrice Claudia Contin Arlecchino, proiezioni e musica di Luca Fantinutti, introduzione di don Matteo Marega.
“Un racconto poetico attraverso le guerre del Novecento, compiuto dalla nonna bambina Ada alla ricerca di segni di pace, come i pensieri lasciati da Giuseppe Ungaretti, Egon Schiele, Federico García Lorca, Walter Benjamin, Paul Klee, Antonin Artaud. Accompagna il viaggio la presenza simbolica dello scarpone di un soldato, diventato un vaso dove germoglia la speranza. Memoria, pace e rinascita intrecciati in un’eredità fragile e necessaria, consegnata alle generazioni future”.
GORIZIA E UNGARETTI
“Fratelli, bratje, fradis, Brüder, brothers è la parola essenziale che sintetizza le radici, le motivazioni e gli orizzonti dell’esperienza autenticamente goriziana degli Incontri Culturali Mitteleuropei”.
È la parola che Giuseppe Ungaretti ha scritto per offrire all’umanità intera una scelta laica di autentica liberazione, riconoscendo che il nemico, perfino quello che hai davanti in una guerra dove l’unica alternativa possibile è quella della vita o della morte, resta da sempre e per sempre fratello. (Nicolò Fornasir – maggio 2016)
SCARPONE DELLA PACE
Scarpone della pace è il poema di Ada, una nonna bambina, che assieme al trisavolo Cenci attraversa le guerre e le persone in cerca di segni di pace. Un equilibrismo di anime che raccontano e si interrogano. Gli amici della storia del Novecento consegnano all’acuta ingenuità della piccola Ada la testimonianza dei loro sguardi puliti. I pensieri di Ungaretti, Schiele, Lorca, Benjamin, Artaud diventano i giochi con cui questa Bimba Arlecchino racconterà alle genti del futuro la pace degli eterni fanciulli.
Abbiamo conosciuto le storie delle grandi guerre mondiali dai racconti dei nostri nonni (quei pochi che erano tornati) e, soprattutto, dalle nostre nonne, che raccontavano dei mariti e dei figli perduti. Ciò che tornava a casa, ci dicevano, era la piastrina di riconoscimento e, a volte, i loro scarponi. Lo scarpone che tornava era segno che tutto era finito, che il cammino di chi lo aveva portato si era fermato, ma che la preziosa protezione dei piedi (dal gelo, dal fango umido, dai rovi o dal filo spinato) poteva di nuovo essere lasciata in eredità ai figli e ai nipoti, per la cura dei campi e delle montagne in tempi di pace.
Una pace così sofferta si sarebbe dovuta onorare portandola ai piedi delle generazioni future.
Se anche i figli non erano tornati, erano le nonne a portare gli scarponi nei campi o negli orti, dapprima riempiendoli di bende di cotone per metterli a loro misura, poi usandoli come contenitori del frumento raccolto, dei semi, dei fagioli da piantare.
È per questo che ogni primavera gli scarponi appesi al chiodo fuori dalla porta di casa cominciavano a germogliare, rallegrando gli usci, i balconi, le scale del patio, come una pacifica primavera fertilizzata dal sangue degli uomini e dal sudore delle donne.
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